Architetto? Artigiano? Il 16 aprile vieni a scoprire la pietra acrilica!

Open House per artigiani e progettisti sulla pietra acrilica

Giovedì 16 aprile si svolgerà una demo di un paio di ore sulla lavorazione della pietra acrilica presso il laboratorio Artema a Paternò, in Contrada Monafria. L’Open House è organizzato in collaborazione con la “Betacryl” (produttore di pietra acrilica) e il rivenditore siciliano del prodotto “Etnalegno”.

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La demo si svolgerà in due momenti: il primo, che si terrà la mattina, è rivolto esclusivamente agli artigiani che vogliono intraprendere o conoscere meglio le tecniche di lavorazione della pietra acrilica.

Il secondo momento invece si svolgerà nel pomeriggio e sarà rivolto a tutti i progettisti e architetti che vorrebbero impiegare questo materiale all’interno dei loro progetti.

In entrambi i momenti verranno illustrate le tecniche di lavorazione, le finiture che è possibile ottenere e una dimostrazione di saldatura e termoformatura.

Il workshop è totalmente gratuito. Per partecipare è necessario prenotarsi al numero 095.9899630 o mandare una e-mail con i propri recapiti all’indirizzo info@artemarredi.it o compilare il seguente form

Non mancate!

Ecco una pianta per raggiungerci:

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Non solo pietra acrilica: un vecchio progetto di un amico.

Siamo felici di ritrovare il nostro amico Ettore Colletto, wedding photographer ultra-premiato della provincia di Messina, nel suo studio di S. Agata di Militello (ME). Due anni fa ci aveva chiesto di mettere il naso nel suo vecchio studio e trovare una soluzione che sfruttasse al massimo lo spazio disponibile. Il suo desiderio era creare un ambiente di lavoro e uno spazio di accoglienza per la sua clientela che uscisse fuori dagli schemi commerciali e valorizzasse di più la sua figura di fotografo professionista.

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La scelta è ricaduta su uno stile minimalista e contemporaneo, con il preciso intento di dare maggiore visibilità alle sue foto, le uniche vere protagoniste. I banchi di lavoro e ricezione pubblico a forma di semi-cerchio, con un piano in vetro temperato trasparente sospeso, hanno contribuito a snellire e rendere otticamente più grande il piccolo spazio a disposizione. Una zona ufficio vivace e colorata nel retro, invece, ha rotto quello schema rigido iniziale creando un ambiente più intimo.

Vedersi accogliere con un sorriso e un abbraccio fa capire che ci siamo riusciti. Vedere Ettore che continua ad avere riconoscimenti e premi internazionali, invece, è un piacere a parte.

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Per chi vuole conoscere meglio Ettore: http://www.ettorecolletto.com/


Sfruttamento al centimetro degli spazi: cucina e zona giorno in piena armonia

Porta la firma dell’Arch. Giuseppe Mirenda la cucina realizzata da Artema per un’abitazione privata a San Pietro Clarenza (CT). La separazione tra la zona cucina e la zona soggiorno è caratterizzata da una vetrata con porta scorrevole (sempre in vetro) che si incastona e si nasconde all’interno del mobile contenitore.

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Il piano della cucina è stato realizzato in pietra acrilica Betacryl ed ha il lavello integrato. Le ante del mobile contenitore sono nobilitate con una foglia di rovere americano su una struttura in grigio antracite.

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Luce al Bermondsey Warehouse Loft!

Eliminare il superfluo per guadagnare luce, spazio e funzionalità, questo era l’obiettivo di FORM Design Architecture per il rinnovamento del Bermondsey Warehouse Loft nella zona sud di Londra. La ridistribuzione dello spazio e l’impiego di materiali di alta qualità quali HI-MACS® hanno reso questo loft l’ambiente ideale per vivere e lavorare.

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Quello che avrebbe dovuto essere un piccolo intervento si è trasformato nel rinnovamento completo di un appartamento sito in un ex magazzino in stile vittoriano, il cui carattere industriale era andato perso in seguito a una riorganizzazione degli spazi tipica degli anni ’90. Il risultato è un loft in stile newyorkese nella cui trasformazione hanno svolto un ruolo fondamentaleMalcolm Crayton, il direttore di FORM Design Architecture, e l’architetto incaricato del progetto Mike Neale.

Cucina, ufficio, zona relax e palestra, ecco gli spazi del Bermondsey Warehouse Loft, in cui le pareti intervengono solo per creare una separazione tra la camera e i locali di servizio, cioè il bagno, il ripostiglio e la lavanderia. Il design degli elementi in Hi-Macs con finitura Alpine White mantiene l’uniformità dell’appartamento, in cui ogni zona ha un carattere proprio e si differenzia chiaramente dal resto, nonostante siano state eliminate le pareti divisorie.

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Il loft, di 17 m x 6 m, è caratterizzato dall’ampiezza degli spazi, da una sensazione di libertà di movimento, dalla lucentezza che si sprigiona dai toni del bianco che dominano le pareti e dalla pietra acrilica HI-MACS®, che colpisce in maniera particolare nella cucina a isola, nella scrivania e nelle mensole posizionate sopra di essa.

La presenza di Hi-Macs conferisce un modernità a uno spazio in cui le pareti in mattoni tipiche dell’epoca industriale sono state preservate e dipinte di bianco, mentre il pavimento in legno fornisce un sapore rustico, calore ed esclusività. Sebbene sembrino originali dell’epoca del magazzino vittoriano, le assi del pavimento sono state in realtà recuperate da un’antica cappella gallese.

Articolo tratto da: http://www.himacs.eu/it/bermondsey-warehouse-loft

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La forza del brand o quella del prodotto?

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Un confronto (senza esito!) tra i “solid surface”.

Spesso ci viene chiesto dai clienti quale sia, fra quelle presenti oggi sul mercato, la pietra acrilica (o solid surface) “migliore”.

E’ una domanda legittima a cui però non è facile dare risposte, perché la tentazione è quella di rispondere sulla base di impressioni personali o in base alle politiche commerciali dei vari produttori e distributori. Ma alcune considerazioni, da azienda che trasforma questo materiale in prodotto finito (e che ha la libertà di rispondere, dato che non ha contratti con nessun produttore…), si possono avanzare. Con alcune doverose premesse.

Innanzitutto la nostra azienda non ha lavorato tutte le pietre acriliche esistenti, ma solo un esiguo (seppure significativo) numero. Il motivo è semplice: alcuni di questi prodotti sono difficili o impossibili da reperire per una microimpresa del profondo sud che opera nella Sicilia orientale. Ci sono “solid surface” di cui noi stessi ignoriamo l’esistenza, nonostante ci sforziamo di partecipare alle fiere più importanti nel settore dell’arredo e del design. Una comparazione per noi è possibile farla solo tra prodotti che abbiamo lavorato: Corian della Dupont, Hi-Macs della LG, Hanex della Sadun, Staron della Samsung, Pral della Abet e Betacryl della BTS.

La seconda considerazione, dato che non siamo un laboratorio di ricerca universitario ma viviamo dentro al mercato con le sfide che oggi presenta, é che non possiamo rimanere indifferenti alle scelte commerciali che i produttori/distributori fanno. Alcune di queste aziende nel corso degli anni hanno profondamento modificato il loro approccio al mercato: hanno scelto, per esempio, di rivolgersi come target non ai piccoli trasformatori, ma alle grandi aziende produttrici di cucine. Lo testimonia il fatto che hanno imposto alle piccole aziende delle minime quantità di ordine difficili da digerire (specie per colori non standard) scoraggiandole di fatto ad acquistare: un’azienda fra quelle citate, su un colore diverso dal bianco, impone per le colle (indispensabili per la lavorazione) l’acquisto di ben 16 tubetti di cui un piccolo produttore non se ne fa nulla! Sono scelte legittime, ma che non possono non influire sulle opzioni del cliente finale. Noi stessi, nel presentare il prodotto ad un potenziale cliente, lo distogliamo dalla scelta di una determinata marca per l’impossibilità di reperire facilmente il materiale, a meno di non influire sul preventivo con costi esagerati o tempi lunghissimi di consegna perdendo di fatto cliente e lavoro.

Poi c’è la questione “cataloghi”. Molte aziende si vantano di avere un’infinità di colori e finiture e spendono fior di quattrini per realizzare bellissime valigette di presentazione. Salvo poi rendere impossibile il reperimento delle stesse: spesso su colori particolari ci siamo sentiti rispondere dai fornitori che non vi erano lastre con quella finitura in Italia, forse in Belgio, altrimenti bisognava attendere che arrivassero dagli Stati Uniti…

Un fattore invece decisivo ai fini della scelta del prodotto riguarda i lavelli. E in questo ambito c’è un’azienda che spicca su tutte: la BTS con il Betacryl. La loro offerta di lavelli in pronta consegna è davvero vasta per forme, dimensioni e colori. Sia che si tratti di lavelli per la cucina o per il bagno, che per lavelli integrati o di appoggio, o persino per vasche da bagno e monoliti. La loro scelta di investire sui lavelli (anziché su colori e finiture delle lastre) è strategica: è chiaro che se una scelta ricade su un lavello questa condiziona anche la lastra.

Altra considerazione importante: il prezzo. Inutile dire che vi sono materiali più costosi perché il brand tira parecchio. E’ l’esempio del Corian della Dupont che, essendo stata la prima a presentare questo materiale, è stata brava nell’identificare il naming del prodotto col prodotto stesso. Un pò quello che è avvenuto per la Coca Cola o la Nutella. Ma anche l’Hi-Macs della LG o lo Staron della Samsung si piazzano ad un prezzo un pò più alto, facendo leva sulla bella presentazione e sui tanti progetti messi in campo in questi anni (è sufficiente visitare il loro sito). Un buon rapporto qualità/prezzo è quello offerto dalla BTS con il Betacryl, mentre il più vantaggioso è il Pral della Abet che ha un costo molto competitivo.

In relazione alle qualità intrinseche del prodotto, alla loro lavorabilità, all’aspetto e alla resa finale, la nostra azienda (mettetevi il cuore in pace) non ha rilevato grosse differenze sostanziali. In termini di durata nel tempo, fino ad oggi non vi è stato mai un cliente che ci ha richiamato per segnalare anomalie per nessuna delle pietre acriliche utilizzate (qualche tempo fa c’era qualcuno che sosteneva che per uno di questi prodotti, col passar del tempo, la giunzione con la colla sarebbe diventata gialla…). Forse ci potrà essere una composizione differente in termini percentuali tra la parte acrilica e quella mineraria che rende la superficie più o meno resistente alla levigatura o che potrà impattare alla vista in modo leggermente diverso. Ma è una differenza che si rileva solo in fase di lavorazione e non a prodotto finito, levigato e pulito.

Ci sarà qualcuno di voi sostenitore della supremazia del Corian. O dell’Hi-Macs. Ora, non è nostra intenzione insinuare dubbi su questo tipo di certezze granitiche. Ma permetteteci di raccontare per concludere un aneddoto un pò divertente. Tempo fa si presentò in azienda un architetto (quindi un tecnico) per un lavoro, convinto assertore della superiorità indiscutibile del Corian. Nonostante teniamo in azienda spezzoni di vari materiali, in virtù di questa sua convinzione, gli presentammo campioni appartenenti tutti allo stesso prodotto per fare una finta comparazione tra essi, tutti di colore bianco. Mentendo spudoratamente, gli indicammo che il campione Corian fosse quello più satinato (in realtà per via di un trattamento diverso in fase di levigatura). Non solo esclamò che aveva riconosciuto il Corian immediatamente, ma che si evinceva in modo palese (al tatto e alla vista) la superiorità di quel campione rispetto agli altri. Non abbiamo mai avuto il coraggio di dirgli che quel campione non era Corian. Credo viva ancora con questa convinzione. Forza pazzesca del culto del brand!