Idea risparmio: ristrutturare una cucina sostituendo il top

Il top di una cucina, più di qualsiasi altra parte, è certamente sottoposto a usura nel tempo. Non solo: traslochi, ristrutturazioni di ambienti o semplici idee di cambiamento in cucina sono complicate o ostacolate dalla sistemazione del top esistente. Un lavoro che dovrebbe essere demandato a personale esperto e spesso con risultati non soddisfacenti.

E’ questa la ragione per cui ci viene sempre più richiesto, da parte di tanti clienti, di intervenire attraverso il rifacimento nuovo del top per dare nuova vita alla propria cucina. Una soluzione ideale per il cliente perché, da un lato, si può ringiovanire la cucina nonché soddisfare in pieno le esigenze di cambiamento e, dall’altro, si possono contenere dei costi entro margini ragionevoli.

La pietra acrilica, con le proprie caratteristiche di versatilità e plasmabilità, rappresenta il materiale ideale per questo tipo di lavoro. E richiede un impiego di tempo ideale: in pochi giorni si fanno i rilievi, si realizza il top con gli elettrodomestici esistenti e si installa adattandolo alle nuove esigenze.

La nostra azienda si è ormai specializzata in questo tipo di interventi. Quindi, se avete in mente qualche cambiamento in cucina, contattateci. Discuteremo insieme quale soluzione sia la migliore per voi.


La cucina che rinasce

Se pensate che la vostra cucina senta ormai il peso degli anni, c’è una soluzione pratica ed economica per ringiovanirla: sostituire il vecchio top con uno in pietra acrilica.

Si sa che la cucina è uno degli ambienti più vissuti della casa. Ogni famiglia ha potuto verificare, al momento dell’acquisto, quali e quante scelte vanno fatte per renderla comoda, bella e soprattutto funzionale rispetto alle proprie esigenze. Ma si sa, dopo tanti anni anche le migliori scelte possono sentire il peso degli anni.

C’è un elemento che, più di tutti, ha un impatto maggiore sulla qualità percepita e sulla durata della vostra cucina: è il top.

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Allora, in un momento difficile, in cui l’investimento per una nuova cucina risulta pesante per i bilanci familiari, si può ottenere un ottimo risultato sostituendo il vecchio piano di lavoro in laminato con uno in pietra acrilica, magari con lavello integrato.

Il risultato è garantito: igiene e bellezza la faranno risorgere e l’investimento sarà contenuto. E’ il caso di questi nostri clienti che, approfittando di un trasloco, hanno deciso di rifare il piano di lavoro. Il risultato giudicatelo voi.

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Le linee che spariscono

Si dice spesso che uno dei vantaggi dell’applicazione della pietra acrilica (solid surface) rispetto ad altri materiali consista nella sparizione della linee di giunzione. In effetti, l’esempio calzante è proprio quello di una cucina ad angolo. Avete presente quelle giunzioni presenti nei piani in marmo (o in okite/quarzite) nelle cucine ad angolo? Con l’impiego della pietra acrilica quella linea diventa impercettibile.

Cucina ad angolo

Saldatura di cucina ad angolo

La sparizione della linea tuttavia non è una mera questione estetica. Risolve allo stesso tempo l’atavico problema della pulizia evitando che in quella linea si annidi col passar del tempo lo sporco difficile da eliminare. Una facilitazione di cui spesso, al momento della scelta del piano della propria cucina, non si tiene conto.

Il procedimento della saldatura richiede poi poco tempo per il personale qualificato e con le attrezzature giuste. Una buona riuscita della saldatura dipende proprio anche da questo.

Il risultato finale

Il risultato finale


La forza del brand o quella del prodotto?

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Un confronto (senza esito!) tra i “solid surface”.

Spesso ci viene chiesto dai clienti quale sia, fra quelle presenti oggi sul mercato, la pietra acrilica (o solid surface) “migliore”.

E’ una domanda legittima a cui però non è facile dare risposte, perché la tentazione è quella di rispondere sulla base di impressioni personali o in base alle politiche commerciali dei vari produttori e distributori. Ma alcune considerazioni, da azienda che trasforma questo materiale in prodotto finito (e che ha la libertà di rispondere, dato che non ha contratti con nessun produttore…), si possono avanzare. Con alcune doverose premesse.

Innanzitutto la nostra azienda non ha lavorato tutte le pietre acriliche esistenti, ma solo un esiguo (seppure significativo) numero. Il motivo è semplice: alcuni di questi prodotti sono difficili o impossibili da reperire per una microimpresa del profondo sud che opera nella Sicilia orientale. Ci sono “solid surface” di cui noi stessi ignoriamo l’esistenza, nonostante ci sforziamo di partecipare alle fiere più importanti nel settore dell’arredo e del design. Una comparazione per noi è possibile farla solo tra prodotti che abbiamo lavorato: Corian della Dupont, Hi-Macs della LG, Hanex della Sadun, Staron della Samsung, Pral della Abet e Betacryl della BTS.

La seconda considerazione, dato che non siamo un laboratorio di ricerca universitario ma viviamo dentro al mercato con le sfide che oggi presenta, é che non possiamo rimanere indifferenti alle scelte commerciali che i produttori/distributori fanno. Alcune di queste aziende nel corso degli anni hanno profondamento modificato il loro approccio al mercato: hanno scelto, per esempio, di rivolgersi come target non ai piccoli trasformatori, ma alle grandi aziende produttrici di cucine. Lo testimonia il fatto che hanno imposto alle piccole aziende delle minime quantità di ordine difficili da digerire (specie per colori non standard) scoraggiandole di fatto ad acquistare: un’azienda fra quelle citate, su un colore diverso dal bianco, impone per le colle (indispensabili per la lavorazione) l’acquisto di ben 16 tubetti di cui un piccolo produttore non se ne fa nulla! Sono scelte legittime, ma che non possono non influire sulle opzioni del cliente finale. Noi stessi, nel presentare il prodotto ad un potenziale cliente, lo distogliamo dalla scelta di una determinata marca per l’impossibilità di reperire facilmente il materiale, a meno di non influire sul preventivo con costi esagerati o tempi lunghissimi di consegna perdendo di fatto cliente e lavoro.

Poi c’è la questione “cataloghi”. Molte aziende si vantano di avere un’infinità di colori e finiture e spendono fior di quattrini per realizzare bellissime valigette di presentazione. Salvo poi rendere impossibile il reperimento delle stesse: spesso su colori particolari ci siamo sentiti rispondere dai fornitori che non vi erano lastre con quella finitura in Italia, forse in Belgio, altrimenti bisognava attendere che arrivassero dagli Stati Uniti…

Un fattore invece decisivo ai fini della scelta del prodotto riguarda i lavelli. E in questo ambito c’è un’azienda che spicca su tutte: la BTS con il Betacryl. La loro offerta di lavelli in pronta consegna è davvero vasta per forme, dimensioni e colori. Sia che si tratti di lavelli per la cucina o per il bagno, che per lavelli integrati o di appoggio, o persino per vasche da bagno e monoliti. La loro scelta di investire sui lavelli (anziché su colori e finiture delle lastre) è strategica: è chiaro che se una scelta ricade su un lavello questa condiziona anche la lastra.

Altra considerazione importante: il prezzo. Inutile dire che vi sono materiali più costosi perché il brand tira parecchio. E’ l’esempio del Corian della Dupont che, essendo stata la prima a presentare questo materiale, è stata brava nell’identificare il naming del prodotto col prodotto stesso. Un pò quello che è avvenuto per la Coca Cola o la Nutella. Ma anche l’Hi-Macs della LG o lo Staron della Samsung si piazzano ad un prezzo un pò più alto, facendo leva sulla bella presentazione e sui tanti progetti messi in campo in questi anni (è sufficiente visitare il loro sito). Un buon rapporto qualità/prezzo è quello offerto dalla BTS con il Betacryl, mentre il più vantaggioso è il Pral della Abet che ha un costo molto competitivo.

In relazione alle qualità intrinseche del prodotto, alla loro lavorabilità, all’aspetto e alla resa finale, la nostra azienda (mettetevi il cuore in pace) non ha rilevato grosse differenze sostanziali. In termini di durata nel tempo, fino ad oggi non vi è stato mai un cliente che ci ha richiamato per segnalare anomalie per nessuna delle pietre acriliche utilizzate (qualche tempo fa c’era qualcuno che sosteneva che per uno di questi prodotti, col passar del tempo, la giunzione con la colla sarebbe diventata gialla…). Forse ci potrà essere una composizione differente in termini percentuali tra la parte acrilica e quella mineraria che rende la superficie più o meno resistente alla levigatura o che potrà impattare alla vista in modo leggermente diverso. Ma è una differenza che si rileva solo in fase di lavorazione e non a prodotto finito, levigato e pulito.

Ci sarà qualcuno di voi sostenitore della supremazia del Corian. O dell’Hi-Macs. Ora, non è nostra intenzione insinuare dubbi su questo tipo di certezze granitiche. Ma permetteteci di raccontare per concludere un aneddoto un pò divertente. Tempo fa si presentò in azienda un architetto (quindi un tecnico) per un lavoro, convinto assertore della superiorità indiscutibile del Corian. Nonostante teniamo in azienda spezzoni di vari materiali, in virtù di questa sua convinzione, gli presentammo campioni appartenenti tutti allo stesso prodotto per fare una finta comparazione tra essi, tutti di colore bianco. Mentendo spudoratamente, gli indicammo che il campione Corian fosse quello più satinato (in realtà per via di un trattamento diverso in fase di levigatura). Non solo esclamò che aveva riconosciuto il Corian immediatamente, ma che si evinceva in modo palese (al tatto e alla vista) la superiorità di quel campione rispetto agli altri. Non abbiamo mai avuto il coraggio di dirgli che quel campione non era Corian. Credo viva ancora con questa convinzione. Forza pazzesca del culto del brand!